sabato 5 luglio 2014

La scintilla della creazione è in ognuno di noi...

Di Patrick Bini

Qualche tempo fa, durante una cena in una bella serata estiva, in compagnia di amici, siamo entrati in un argomento di discussione un po’ particolare. 
Nello specifico, il mio Professore Giorgio Nardone, venuto a conoscenza del mio amore per la musica, (ma non solo a livello di ascolto, citando kill Bill “chiunque ama ascoltare musica”, in realtà adoro inventare musica, mi piace pensare di avere una certa predisposizione naturale alla composizione), mi fece una domanda che li per li mi lasciò un po' interdetto, ma è stato un buono spunto di riflessione nei giorni avvenire. Mi domandò: “ ma scusa suoni con con qualcuno, con un gruppo musicale, vai a fare concerti, ti esibisci”? No risposi, o per lo meno non in questo periodo, io uso il computer e suono con quello. Quindi aggiunse “suoni da solo davanti ad un computer, non lo trovo molto appagante” concluse lui. 
Lì per lì, non riuscii a far altro che annuire. Ma nella mia testa ormai il dubbio si era insinuato, dopotutto non vedevo esattamente la cosa in quel modo, mi sentivo sminuito e un po’ colpito nell’orgoglio . Ci ho ben riflettuto nei giorni seguenti cercando di trovare e comprendere come effettivamente stessero le cose (grazie per lo spunto professore). La domanda che in particolare mi frullava per la testa era, “perché investo tanto del mio tempo libero davanti ad un computer a suonare per nessuno”? Dopo molte riflessioni credo di aver compreso…

lunedì 28 aprile 2014

Apatia degli astanti

Di Gloria Agostini

Qualche tempo fa, in uno dei programmi di attualità più visti, mandarono in onda un filmato in cui si vedeva una ragazza, complice della trasmissione, che improvvisamente si sdraiava a terra, in una strada piena di persone. Nessuno dei passanti sembrava notarla e, comunque nessuno la soccorreva. Tanto è stato lo scalpore suscitato da quel servizio, come era possibile che l’uomo, di fronte ad evidente difficoltà si comportasse in quel modo? Questa modalità comportamentale è stata studiata già negli anni 70 da due psicologi sociali: Darley e Latané che parlarono per la prima volta di Apatia degli astanti.
Siamo nel 1963, a New York quando una donna, Kitty Genovese, tornando a casa dal lavoro, venne assalita nel breve percorso tra la sua automobile e l’edificio in cui viveva, nel quartiere di Queens.

martedì 11 marzo 2014

Narcisismo

Di Howard Poe

Il disturbo narcisistico di personalità, è caratterizzato dalla mancanza di empatia, verso altri individui. La persona affetta da questa patologia, ha una cognizione esasperata dei propri meriti, della propria importanza. Tant'è, che si parla di un "sè grandioso". Dunque il soggetto in essere, si percepisce come il migliore. Il più bello. Il più intelligente. E gli altri, scompaiono, sullo sfondo della sua percezione alterata.
Il narciso, ha un egocentrismo e un egoismo, spiccati. Ed è incapace di tessere normali rapporti affettivi; essendo, l'abc dell'affetto, la capacità di darsi, di essere empatici, di amare nell'altro, qualcosa che magari manca a noi. Così da incastrarsi in un gioco di affetti, e di aspettative, totalizzante.
Secondo molte scuole di pensiero, il narcisismo, è determinante per l'insorgere di svariate patologie psicologiche. Partiamo dall'assunto che la mancanza di empatia, l'egoismo, e l'imporsi di un sè grandioso, sono alla base delle sociopatie; e sono, tratti riscontrabili in molti psicopatici.

lunedì 24 febbraio 2014

Cos'è la necrofilia?

Di Howard Poe


La necrofilia, rientra nel novero di quei disturbi, dei quali si parla con malcelata difficoltà. Le persone, in generale, tendono ad ignorare disturbi del genere, anzichè affrontarli per quello che sono: tale è lo sconcerto che suscitano. La necrofilia, dunque, è una perversione sessuale, caratterizzata dal raggiungimento dell'orgasmo, per tramite di atti eterosessuali, oppure omosessuali, compiuti su un cadavere.
Il morto diventa un feticcio. La sua assenza di emozioni, di reazioni, legittima la persona ad abusarne con piena bramosia. Tuttavia, non è solo questo che scatena la libido del malato. Il morto, nella sua immobilità, diventa una sorta di totem. Quasi una figura simbolica. Qualcosa da infrangere a livello metaforico, oltre che fisico. Il necrofilo diventa iconoclasta, feticista, e pur sempre preda di sensazioni fisiche legate alla morte.
Ci sono stati molti casi di necrofilia, che hanno suscitato l'attenzione dei medici. Uno su tutti, è quello del dottor Carl Tanzler, un radiologo americano vissuto negli anni trenta. Costui ebbe in cura una giovane paziente, affetta da tubercolosi. Poco più di una ragazzina. Il medico sapeva che la giovane era spacciata, ma la curò con accanimento. Di fatto ne era innamorato.

lunedì 17 febbraio 2014

Terrore notturno e abduction

Di Patrick Bini
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Il terrore notturno è un episodio di paura intensa che viene sperimentato in fase di ridestamento dal sonno REM profondo. Dalla letteratura emerge che tale problema si riscontra maggiormente nei bambini tra i 6 e i 12 anni, ma in particolari situazioni può verificarsi anche in età adulta. Chi lo ha provato la definisce un’ esperienza a dir poco terrorizzante. Come accade e cosa accade durante un terrore notturno? Purtroppo la lettura scientifica sull’argomento è piuttosto scarsa, posso solo raccontarvi ciò che mi è stato riportato in questi anni dai miei pazienti e la mia esperienza diretta, dato che in adolescenza ne ho avuti anch’io. Cosa succede? In pratica durante la prima parte della notte, in seguito a pensieri o sogni angoscianti, ci destiamo improvvisamente. Il risveglio però non è completo, gli occhi si spalancano, osservano l’ambiente buio, la nostra stanza da letto. Si percepisce la presenza di altri, un ladro, un malintenzionato, si vedono ombre muoversi nell’oscurità, il sogno si mescola alla realtà. Si cerca di muovere le braccia, di urlare a squarciagola, ma gli arti non si muovono, l’urlo rimane strozzato in gola, il cuore batte all’impazzata per la paura, il senso d’impotenza ti attanaglia, il respiro ti soffoca. Attimi di vero terrore.

martedì 11 febbraio 2014

ELABORARE UN LUTTO


Di Howard Poe e Patrick Bini



L'elaborazione di un lutto, è la quintessenza della vita. Poichè vivere, è venire a patti con la morte. Capirla, nella misura in cui questa comprensione, ci spinge a vivere in modo pieno, partecipe, intenso.
L'elaborazione di un lutto, consta di quattro fasi. La prima fase, è molto emotiva. Caratterizzata da intense sensazioni di depressione e rabbia. Dunque da alti e bassi, che tendono a destabilizzare il nostro umore. Nella seconda fase, la nostra attenzione si concentra sulla persona defunta. La cerchiamo nei gesti, nelle parole, nelle consuetudini. Siamo irrequieti, fatichiamo a concentrarci. Questa fase può durare mesi o anni. Tuttavia, tende ad attenuarsi nel tempo. La terza fase, comporta una sorta di accettazione. Davanti all'evidenza della perdita, la persona comincia a sentirsi apatica, delusa. E ricorda in modo ossessivo il defunto. Come se quel ricordo, fosse una sorta di legame, e sciolto quello, fosse impossibile andare avanti. Tuttavia nessun nodo è fatto per durare. E i legami non sono catene.

giovedì 6 febbraio 2014

DISTURBO BIPOLARE

Di Howard Poe


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Il disturbo bipolare, si traduce nell'alternanza di due stati psicologici, contrapposti. Da una parte l'inibizione, l'inerzia, la melanconia. Dall'altra, l'eccitamento, la positività, lo star bene in generale.
L'incidenza di questa malattia, ad oggi, è del 1,2 % nel sesso maschile. E del 1,8 % in quello femminile. Il disturbo registra i suoi picchi durante l'adolescenza, per poi calare dai trent'anni in poi.
Questa alternanza di alti e bassi, di umori contrapposti tra loro, si palesa in varie situazioni cliniche. Talune ben gestibili, altre al limite.
Si segnalano, dunque: il vissuto maniacale, il vissuto misto, il vissuto ipomaniacale, il vissuto depressivo maggiore. In base al manifestarsi di questi vissuti, o episodi, il disturbo bipolare cambia di grado. Nella forma più blanda, il disturbo è pari al primo grado. Nella forma più acuta, pari al terzo, e caratterizzato da una depressione acuta.

lunedì 3 febbraio 2014

Cosa sono i messaggi subliminali?

Di Gloria Agostini



Tutti,almeno una volta nella vita, ci siamo posti una domanda: è possibile che qualcuno ci faccia il “lavaggio del cervello” usando tecniche e modalità da noi sconosciute e che non riusciamo a rilevare?
In psicologia vige un assioma e cioè una proposizione, un principio che viene assunto come vero perché ritenuto evidente: Non si può non comunicare. Questo assioma ci porta a dire che qualsiasi comportamento mettiamo in atto o non mettiamo in atto,qualsiasi cosa diciamo o non diciamo crea un messaggio che arriva a qualcun altro e, di conseguenza, comunichiamo; anche un non comportamento comunica qualcosa a chi osserva. Da qui, quindi, emerge che, visto che non possiamo non comunicare, non possiamo neppure non influenzare. Ogni giorno siamo bombardati da milioni di informazioni che arrivano al nostro cervello e che esso, attraverso delle modalità specifiche, filtra.

venerdì 31 gennaio 2014

Se ti guardi allo specchio quello riflesso sei tu?

Di Patrick Bini

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Domanda molto intrigante... Enunciamola meglio in modo riflessivo (per rimanere in tema). Se mi guardo allo specchio, l’immagine che vedo riflessa corrisponde realmente quella che gli altri hanno di me? Naturalmente è solo possibile fare ingiunzioni perchè per saperlo dovrei essere qualcun’ altro per guardarmi da fuori. In ogni caso la questione da spunto a interessanti osservazioni. Partiamo dal presupposto che la percezione della realtà è sempre mediata dalla lettura che ci restituisce la nostra mente. Questo già di per se significa che ognuno vive interpreta il mondo secondo la propria coerenza interna, seguendo le sue credenze, i sui autoinganni. In realtà però i cervelli “non patologici” di tutti noi, hanno una lettura di ciò che ci circonda pressoché identica (almeno dal punto di vista sensoriale). Questo vuol dire che quello che nel senso comune viene definito rosso, viene visto nel medesimo modo da ogni persona (a meno che non sia daltonica). Lo stesso vale per gli altri cinque sensi. Certo un pizzico in un braccio, a parità di stretta, può provocare un intensità di dolore diversa in soggetti differenti, ma il tipo di esperienza provata è pressoché identica per tutti.

SOGNARE

Di Howard Poe

Il falso risveglio è un aspetto particolare della nostre psiche. Questo fenomeno è stato studiato da vari terapeuti, ed in particolare dalla corrente junghiana.
Il falso risveglio è così determinato: nella prima parte del sogno, il dormiente da adito ad un sogno lucido, ovvero è consapevole di sognare. Mentre nella seconda parte del sogno, si è convinti di essere svegli. Ovvero si vive una realtà sospesa, prendendola come un dato di fato, come qualcosa di concreto.
Questo sogno vivido, reale, intenso, netto è tanto più presente nelle persone che hanno una sensibilità estrema, che patiscono una quotidianità difficile, combattuta tra frustrazioni e vissuti al limite.

lunedì 27 gennaio 2014

SCHIZOFRENIA

Di Howard Poe


Una delle malattie più difficile da destreggiare, è certamente la schizofrenia. La patologia, in quanto tale, si distingue per un'alterazione del comportamento, dell'affettività, e del vissuto sociale, del malato in essere.
I sintomi comuni, si rifanno ad allucinazioni di carattere uditivo, e visivo. La persona ha una cognizione alterata della realtà. Vede e sente cose, che di fatto non esistono. Sono concrete solo per lui, si palesano a lui soltanto, e ciò aumenta il livello di paranoia.

martedì 21 gennaio 2014

Curiosità sul sonno e sul sogno.


Benché la letteratura sul sogno e sul sonno sia vastissima, rimangono ancora molti punti interrogativi sull’argomento? Per chiarirci le idee partiamo da quello che oggettivamente possiamo tutti osservare. E’ indubbio che sonno e sogno siano correlati. Cosa avviene fisicamente alla nostra coscienza durante il sonno? Semplicemente non è accesa, così come sono momentaneamente disattivati tutti i processori percettivi. In pratica il cervello si chiude nel proprio universo. Non più connesso al mondo ma libero di varcare i limiti della fisicità. Il nesso con il sogno è evidente. Dopotutto sognando siamo liberi di visitare posti che non abbiamo mai visto, vedere noi stessi in terza persona, costruire un intero mondo con il quale riusciamo ad interagire come immersi in una realtà parallela in cui addirittura spesso si segue  una trama.

lunedì 20 gennaio 2014

LA CHIESA E LA PSICHE

Di Howard Poe


La chiesa, è un'istituzione secolare che affonda le sue radici, sul culto della trascendenza. Sull'idea di fondo che dio, sia presente nelle nostre vite. Non è lecito mettere in dubbio la fede. Si può dubitare di come viene perseguita, vissuta, palesata. Ma la fede come concetto, è qualcosa di molto intimo, e di difficilmente giudicabile.
Sta di fatto che la chiesa, ha ignorato per lungo tempo le tematiche psichiatriche. E ancora lo fa, in larga misura. Vorrei dibattere due temi, molto netti.
Il primo riguarda la selezione per i futuri uomini o donne di fede. Ovvero, visto che il profilo psicologico viene utilizzato in ambiti molto vari, perchè non farlo proprio, anche in quello religioso? La pedofilia è certamente uno dei mali più eclatanti scoppiati in seno alla chiesa. Ma come dimenticare, la depressione che attanaglia la vita del religioso? Il delirio di onnipotenza. E ancora, gli stati di ansia. L'incapacità di relazionarsi con persone che non solo confessano i proprio peccati, ma esigono un aiuto sul piano morale.

mercoledì 15 gennaio 2014

STENDHAL E LA SUA ESTASI

DI Haward Poe

La sindrome di Stendhal, deve il suo nome, al grande autore francese Marie-Henri Beyle, meglio noto con lo pseudonimo di Stendhal. 
Stendhal, visse tra la fine del settecento e i primi anni dell'ottocento. Come altri letterati suoi pari, ardeva dalla voglia di fare il Grand Tour, ovvero un giro artistico delle più belle bellezze d'europa. L'italia, da sempre culla delle arti, era la meta che meglio si prestava alle sue brame.
Fu proprio durante la visita di Firenze, che accusò una sorta di malore, imputabile all'estasi, derivante dalla contemplazione delle bellezze artistiche. Uscendo da Santa Croce, lo scrittore francese accusò delle vertigini spiccate, e una sorta di ansia, che si traduceva in un'accelerazione del battito cardiaco. I colori si confondevano, l'arte diventava onnipresente, come se l'autore fosse dentro un dipinto e ne subisse gli umori, i colori, la pregnante bellezza. Nondimeno, questa sindrome, venne riconosciuta come una malattia di fatto, soltanto nel 1979, grazie alle opere, e alla costanza della psichiatra Graziella Magherini.
Dal 1982, in poi, vennero riscontrati più di cento casi di individui, colpiti dalla sindrome di Stendhal.

Perché usiamo i modi di dire?

Di Patrick Bini


La nostra cultura orale è ricca di proverbi e modi di dire che solitamente vengono citati per far intendere immediatamente al proprio interlocutore un concetto che invece avrebbe bisogno di una lunga esposizione. L’utilizzo di traslati metaforici ha la potenza “magica” di accendere immagini ed emozioni nell’uditore, che vanno ben oltre la semplice comprensione letterale dell’enunciato. Gli esempi sono molteplici, ma i modi di dire che ritengo più affascinanti sono quelli che scaturiscono da eventi storici realmente accaduti e che vengono sintetizzati con poche parole. A differenza del proverbio, che incorpora in se il senso di quello che intende spiegare, il modo di dire legato ad eventi storici, si è mantenuto vivo grazie alla cultura popolare tramandata oralmente di generazione in generazione, proprio per non dimenticare e cadere in errori che hanno fatto altri prima di noi. Tra i più più famosi c’è ad esempio

sabato 11 gennaio 2014

Il piacere dell'attesa, sei frettoloso o sognatore?

Di Patrick Bini


Tom Crouise nel noto film "Vanilla sky", pronuncia una frase, che mi ha sempre fatto riflettere: "io sono un rimandapiaceri, un amante dell'attesa". Anche il Leopardi ne "il sabato nel villaggio" esprime piú o meno lo stesso concetto:
Questo di sette è il più gradito giorno,(il sabato)
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia (la domenica)
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Mi ricorda un pó la trepidazione che provavo da bambino in attesa di Babbo Natale che poi di persona mi spaventava e inquietava. Peró mi portava i regali, ed ero felice, quindi era un vero e proprio turbine di emozioni...

giovedì 9 gennaio 2014

L’ipnosi nel XXI secolo.

Di Patrick Bini

La maggior parte dei soggetti che richiedono un intervento ipnotico, è ancora legato all’idea mistica che con queste tecniche si possano fare dei miracoli, quindi che i bugiardi divengano sinceri, che i cattivi possano diventare buoni, che gli onesti possano divenire disonesti. Non è possibile indurre a fare ciò che i soggetti non sono già propensi a fare. 
Quindi a cosa serve l’ipnosi, e come questa tecnica può essere inserita negli attuali contesti terapeutici?

Il grande paradosso

Di Howard Poe


Molti soggetti, che si rendono autori di gesti di violenza gratuita e impietosa, hanno subito violenza, a loro volta. Tuttavia, non è un assioma matematico, questo che stiamo dibattendo. La violenza non genera per forza altra violenza. E la psiche non si basa sull'assodato due più due, uguale quattro. La mente umana ha sempre un margine tale, da sovvertire le previsioni; da creare una casistica nella casistica. In un certo senso, noi tutti, siamo dei "casi unici".
Nondimeno, molte persone che si macchiano del reato più infamante, quello di violenza sessuale, hanno subito delle violenze nette, durante la loro infanzia. Violenze che hanno legittimato, indotto, stimolato un'eguale bisogno di violenza.

In presa diretta

Di Howard Poe


Leggere un saggio, è sempre piacevole. Ascoltare una conferenza, può essere altrettanto bello. Tuttavia, la bellezza delle testimonianze dal vero, è insuperabile. In presa diretta, è un angolo per quelle persone che vogliono raccontare e raccontarsi. Che vogliono parlare di un accadimento personale, che ha avuto a che fare con il mondo della psicologia; a livello di malattia, di vissuto accanto ad una persona in cura da un medico, o presso una struttura sanitaria. Racconti inerenti la depressione, l'ansia, l'ispirazione, la paura delle folle, e qualsivoglia tratto della nostra mente.
Oggi propongo la testimonianza di una ragazza poco più che ventenne.

mercoledì 8 gennaio 2014

STEPHEN KING E L'AUTOSUGGESTIONE

Di Howard Poe


Uno dei romanzi più noti, dell'autore del Maine, rimane SHINING. Per chi non avesse letto il romanzo, la storia parla, in sintesi, del guardiano invernale di un grande albergo. A ragione del suo ruolo, e delle intense nevicate del Colorado, stato in cui è sito l'albergo, il guardiano rimane isolato per molti mesi all'anno, in compagnia della sua sola famiglia: moglie e figlio. la solitudine, genera nel guardiano una sorta di crescente follia. egli comincia a sentire delle voci, a vedere cose, o persone di fatto inesistenti. Infine, diventa violento, e pericoloso.
Quando king, venne interrogato al riguardo, ammise di aver tratto il suo romanzo, da eventi storici accaduti realmente.

Cosa c’è oltre il mondo che percepiamo? I nostri cervelli sono connessi in “wireless”?

Nel precedente articolo abbiamo osservato come il mondo ci appaia così come lo vediamo , perché è il cervello che costantemente, in base alle proprie possibilità funzionali, legge, interpreta e restituisce alla coscienza le informazioni essenziali alla nostra esistenza, che si regge sull’interazione con quella che tutti riconosciamo universalmente come materia. 
Partendo da questo assunto, non contraddicibile per ovvie ragioni, viene da domandarsi: esiste allora una realtà che i nostri sensi non sono in grado di cogliere? Certamente si, grazie alle moderne tecnologie è ad esempio possibile

domenica 5 gennaio 2014

Le sante anoressiche

Di Howard Poe


La religione, in epoche remote, ci ha abituato a vissuti estremi, tali da mortificare il corpo con regimi alimentari al limite. 
I mistici, sostenevano che per avvicinarsi a dio, e comunque per pregare in comunione di intenti con i santi, era lecito, mortificare il corpo. Non mangiare per il gusto di mangiare, dunque. mangiare per sopravvivere, piuttosto. 
Molte religiose, cadendo in questo equivoco, in epoca tardo medioevale, hanno dato seguito ad esperienze di notevole abbrutimento fisico. Rifiutando il cibo, perdevano il seno, e di conseguenza le mestruazioni si interrompevano a causa delle repentina perdita di peso.

La realtà è oggettiva? La vista e le illusioni ottiche.

Di Patrick Bini


illusioni ottiche, illusione tela, illusione psicologia, psicologia, Dr. Patrick BiniTra i tantissimi ambiti d’interesse della psicologia, uno dei più affascinanti è senza dubbio lo studio della percezione umana, intesa come comprensione etologica dei nostri sensi. Attualmente le nostre conoscenze fisiologiche sul funzionamento del cervello e degli organi afferenti, stanno crescendo esponenzialmente, anche grazie all’utilizzo dei moderni sistemi d’indagine computerizzata e allo studio comparativo dei pazienti che hanno subito danni cerebrali localizzati. Anche se i misteri più profondi, riguardanti la coscienza e la percezione di se, rischiano ancora di sconfinare nella filosofia, oggi disponiamo di teorie scientificamente supportate  che possono rispondere alle domande che da sempre hanno tormentato filosofi e uomini di scienza.